Il Comitato FIPAV di Venezia ha indetto la prima edizione del Summer Volley Camp per pallavolisti e non di tutta Italia Continua...
Beach’nd School, Fase Regionale e Nazionale GSS e Campionato Provinciale di Beach Volley il tutto nella Provincia di Venezia! Continua...
È online il blog di FIPAV Venezia dal nome "Officina Volley"! Nato con l’intento di far crescere sempre più il meraviglioso mondo della pallavolo, rappresenterà il luogo ... Continua...
Prosegue il Master Regionale - Provinciale 2010/2011 riservato ad Allenatori con qualifica di Allievo, 1°, 2° e 3° grado. Ma non è tutto: infatti il Comitato di Venezia, ha indetto due Corsi Allenatori ... Continua...
2011-01-04
La nostra rubrica "Conosciamo il Comitato" torna e vi terrà compagnia anche nel 2011! Inauguriamo il nuovo anno con chi vive tutte le emozioni delle partite dal campo: gli Allenatori. Ad aprire le danze è Renato Semenzato, responsabile del Centro Qualificazione Provinciale Allenatori e coordinatore della nostra Rappresentativa Under 14 Femminile, che durante la sua carriera ha formato persone molto note e vicine al nostro Comitato e che ci ha regalato alcune immagini della sua vita pallavolistica. Intervistatore: Semenzato, ci racconti qualcosa di Lei e si presenti brevemente Semenzato: "Sono nato a Mestre 60 anni fa, segno zodiacale Cancro ascendente Cancro ... puro, tigre nell'oroscopo cinese; sono ragioniere ("raglioniere"che raglia come l'asino, come dicevamo scherzando a scuola) e insegnante di Educazione Fisica (I.S.E.F.) in pensione da settembre 2007 dopo 36 anni e mezzo di servizio ... una fortuna con i tempi che corrono e le regole che cambiano continuamente. Ho tre figli: Mauro di 34 anni (che lavora e vive con la sua compagna), Andrea di 16 e Sara di 12. Il maggiore ha praticato atletica leggera mentre i minori sono pallavolisti. Ora abito a Spinea con mia moglie Patrizia e i due figli più piccoli" I: I Suoi figli miniori hanno quindi seguito le orme del padre. Come è iniziata la Sua storia con la pallavolo? S: "Ho cominciato a fare i primi passi dai Salesiani all'Astori di Mogliano dove frequentavo le scuole medie. Il merito è di Don Angelo Rudello, un sacerdote che ricordo sempre con grande affetto, che aveva capito che non mi piaceva giocare a calcio e mi faceva restare nel campo di pallavolo durante le ore di ricreazione. Poi alle superiori ho partecipato ai campionati studenteschi con l'Istituto Foscari ed a 17 anni ho anche iniziato ad allenarmi con la squadra dei Vigili del Fuoco "A. Codognato" di Mestre che allora militava in serie C (a quell'epoca era il terzo campionato: esistevano solo serie A, B, C, D e poi le divisioni). Poi la squadra dei VVF si è sciolta e io sono passato alla San Giorgio di Chirignago" I: Dopo tutti questi anni trascorsi in palestra, cosa ci può dire e cosa rappresenta per Lei il volley? S: "Per me è l'attività sportiva più appassionante e coinvolgente che si possa praticare, è "lo sport dell'intelligenza veloce" come titola uno dei tanti testi tecnici che ho in libreria. Non c'è contatto con l'avversario e questo permette anche ai meno pesanti fisicamente di giocarsela "intelligentemente" alla pari con chi è più grosso di loro. È uno sport che obbliga al gioco di squadra perché non puoi toccare la palla due volte di seguito, inoltre permette di compensare fra loro pregi e carenze dei giocatori mettendo ognuno in condizione di fare di più ciò che gli viene meglio. La vittoria, ma anche la sconfitta (si può perdere a testa alta con chi è più forte di te) è sempre frutto dei sacrifici e del lavoro comune di tutte le persone che gravitano attorno alla squadra, dal più umile dirigente accompagnatore, all'allenatore, al più forte degli atleti, e perché no, anche dal calore con il quale il tuo pubblico ti sostiene alle partite" I: Non è inusuale nello sport che "appese le scarpe al chiodo" si continui a far parte di questo mondo però con ruoli diversi. Come mai ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore e nello specifico del settore femminile? S: "Giocando a pallavolo è stato quasi automatico allenare. In particolare a Chirignago, guidati da Francesco Scandolin, Gigi Schiavon, Paolo Giusto ed io, novelli insegnanti di educazione fisica, abbiamo dato vita ai "Centri Olimpia" del CONI, precursori degli odierni Centri di Avviamento allo Sport. Inoltre allenavo la seconda squadra della San Giorgio dove militava come atleta Luciano Scaggiante. Quando ho insegnato alla scuola media Salvo D'Acquisto di Chirignago uno dei miei allievi è stato il Presidente Gianfranco Formentin .... sono proprio vecchietto!!! Ho iniziato ad allenare il maschile a Chirignago e sono passato al femminile per caso quando Romeo Girardi, allenatore del Mogliano allora militante in serie B, ha avuto problemi di salute e mi ha chiamato a campionato iniziato ad allenare la sua squadra .... da quel momento, a parte una piccola parentesi con il giovanile del Mestre e del Silvolley, ho sempre allenato il femminile: Spinea in A2, Chirignago dalla seconda divisione alla serie C in 4 anni, Albatros TV in serie B e poi di nuovo Mogliano serie C" I: C'è qualche Suo collega allenatore dal quale ha preso spunto per definire il Suo modello di lavoro? S: "Mi piacciono molto Velasco, Prandi (che ho seguito spesso agli aggiornamenti) e Schiavon (mio compagno di ISEF, eccezionale con i giovani), ma anche Luciano Scaggiante, "l'allievo che ha superato il maestro", che sanno rapportarsi con le problematiche di tutti i livelli di qualificazione, dalla III divisione alla serie A. Sopporto poco personaggi come Montali e Daniele Bagnoli che, pur avendo vinto tantissimo, non sanno rapportarsi con chi allena al di sotto dell'"olimpo" a cui sono abituati e tagliano le domande su come risolvere le situazioni ai livelli più bassi con frasi del tipo: "se volevate questo non dovevate chiamare me" detta da Montali ad un aggiornamento regionale. Cerco di prendere da tutti, anche dai meno famosi, le cose migliori che possono essere adattabili al livello in cui di volta in volta alleno, anche perché ho quasi sempre dovuto salvare campionati di squadre con "l'acqua alla gola" in situazioni precarie. Solo con il Mestrina Volley a Chirignago ho allenato quattro anni con una organizzazione societaria ottimale. Ci sono però due principi fondamentali che mi guidano: •1. il lavoro paga, soprattutto quello tecnico I: Parlando invece di atleti, c'è un pallavolista che racchiude in sé tutte le doti che secondo Lei un giocatore deve possedere? E qual è il Suo concetto di squadra? S: "Anche qui non mi piace prendere un unico giocatore ad esempio, ma le caratteristiche che ogni giocatore di livello dovrebbe avere e che spesso non si trovano tutte nella stessa persona sono: capacità di sacrificio, costanza nel lavoro, oltre ovviamente a doti fisico condizionali ideali (gran saltatore, alto, reattivo e veloce). Se proprio devo fare un nome la mia scelta va indietro nel tempo e cade su Kiraly, uno dei giocatori di pallavolo più completi sotto tutti gli aspetti. Quanto al mio concetto di squadra lo definirei con queste semplici parole: aiuto e sostegno reciproco per un fine comune" I: Oltre ad allenare squadre di club Lei è il Responsabile del Centro di Qualificazione Provinciale degli Allenatori e coordina l'attività della Rappresentativa Femminile di FIPAV Venezia. Com'è nata questa Sua collaborazione con il Comitato di Venezia? S: "Si può dire che, non sapendo dire di no, ho sempre dato una mano nell'ombra fin dal 1970 quando ho aiutato l'allora Fiduciario Allenatori Luciano Bettiolo, coach della squadra dei VVF dove giocavo, facendo l'arbitro ai giochi della gioventù, poi facendo qualche lezione di aggiornamento per allenatori e insegnanti. Da quando ho frequentato il corso per docenti regionali, circa 20 anni fa, faccio parte ufficialmente dello staff dei docenti di Venezia e collaboro all'organizzazione dei corsi allenatori. Ultimo passo istituzionale, il corso per docente nazionale a Bologna l'anno scorso. Inoltre, due anni fa, mi è stato chiesto da Piero Sperotto di coordinare l'attività della rappresentativa provinciale femminile. Mi piace pensare che lo scopo primario della rappresentativa sia quello della crescita tecnica dell'intera Provincia e la "trasmissione" delle linee guida tecnico-tattiche e metodologiche della "scuola italiana di pallavolo" che vengono proposte a livello centrale: a questo proposito ritengo molto importante la partecipazione degli allenatori delle atlete convocate ed il dialogo che si può instaurare alla fine degli allenamenti sulle problematiche evidenziate dalle atlete" I: Ha dei progetti o dei sogni che vorrebbe realizzare nel prossimo futuro? S: "Spesso mi chiedo se sia il caso di andare in pensione anche dalla pallavolo e lasciare spazio ai giovani allenatori ma, poiché allenare mi tiene "vivo", non ho progetti stellari, semplicemente mi piacerebbe contribuire a riportare la società dove alleno, la San Giorgio, ai livelli di una volta (serie C femminile) preparando bene il gruppo di under 13-14 che sto allenando e che presto potranno passare in prima squadra. Per quanto riguarda il Comitato, vorrei essere uno degli artefici della crescita tecnica di tutti gli allenatori e di tutte le società della Provincia, perché ci sono ancora troppe differenze nella qualità espressa e le atlete di buon/alto livello che portiamo al Trofeo delle Province spesso provengono da poche società. Inoltre, dopo un primo ed un secondo posto al Trofeo delle Province con la Rappresentativa, mi piacerebbe bissare il successo del primo anno" I: Un'ultima domanda prima di congedarci. Qual è il motto che l'ha sempre guidata durante tutta la Sua esperienza di uomo di sport? S: "CHI OSA VINCE, CHI TEME PERDE: nel senso che bisogna mettere in pratica con coraggio e sicurezza ciò che si è imparato in allenamento, se si teme di sbagliare probabilmente succederà."